L’economia saudita è imperniata sullo sfruttamento delle risorse energetiche non rinnovabili di cui il Paese è ricco. Le riserve stimate ammontano a 260mld barili di petrolio (circa un quinto delle riserve mondiali, primo Paese al mondo) e 7trln mc di gas (circa 4% delle riserve mondiali, quarto Paese al mondo).
L’Arabia Saudita produce 8.6mln di barili di petrolio al giorno (bpd), oltre a 820mln mc di gas e 1,1mln barili di gas liquido (NGL). Per quanto concerne il petrolio, la capacità estrattiva saudita si aggira intorno ai 9 mln bpd e Saudi Aramco (l’azienda statale monopolista delle attività di upstream nonché principale azienda mondiale del settore petrolifero1) intende aumentarla di 3mln bpd entro il 2009.
La flessibilità attuale consente a Riad di svolgere, all’interno dell’OPEC, il ruolo di “swing producer”: le autorità saudite sono pubblicamente impegnate – anche se lo sviluppo interno sembra costituire nei fatti un obiettivo prioritario – a mantenere la stabilità nel mercato del petrolio, riducendo ove necessario la propria produzione per compensare l’eccesso di offerta da parte di altri membri OPEC. A tal fine, Saudi Aramco vuole conservare anche in futuro una flessibilità di produzione di 1,5-2 mln bpd (stimando una domanda globale di 116mln bpd nel 2030).
Il Paese ha intrapreso negli ultimi anni un imponente esercizio di diversificazione della propria economia che si concentra in questa fase soprattutto sul settore petrolchimico (derivati del petrolio e plastiche, fertilizzanti, ecc.), ma che riguarda, con minori successi e prospettive più contenute, anche il terziario (turismo, servizi finanziari, assicurazioni, ecc.).