La popolazione è per l’80% concentrata nei centri urbani ed è per il 38% al di sotto dei 14 anni; nonostante il suo tasso di crescita demografica si sia ridotto in questi ultimi anni, si prevede si raggiungeranno i 7 milioni di abitanti entro il 2015.
In questo contesto, aggravato dalla condizione dell’area, la Giordania ha sperimentato nel corso degli ultimi dieci anni un periodo di crescita sostenuta. Il PIL è cresciuto mediamente del 6% dall’inizio del decennio ed il reddito medio pro-capite è raddoppiato.
La Giordania ha saputo sfruttare circostanze favorevoli quali una condizione di stabilità politica ed economica unica nell’area, una politica economica fortemente riformista ed aperta agli investimenti esteri e agli scambi, un buon livello dei servizi essenziali (telefonia, comunicazioni, vivibilità urbana ecc), la disponibilità di personale qualificato grazie all’elevato livello medio dell’istruzione universitaria, la sua capacità di porsi come “trampolino” per gli USA (grazie all’accordo di libero scambio) e l’Iraq. Questi dati di fatto hanno consentito alla Giordania, malgrado le limitate dimensioni del suo mercato interno, di proporsi con sempre maggior convinzione come un “hub” regionale per l’intera regione del Medio Oriente e Nord Africa, e di attrarre ingenti investimenti esteri e tra i più alti flussi di trasferimenti unilaterali sotto forma di rimesse degli emigrati e di Aiuto Pubblico allo Sviluppo.
L’attuale contrazione dell’attività’ economica mondiale per via della crisi globale sta interessando anche la Giordania. Dopo anni di crescita sostenuta, il primo semestre del 2009 ha visto quasi dimezzarsi il tasso di crescita dell’economia giordana, registrando una forte contrazione del commercio con l’estero.
La sua esposizione al calo della domanda degli Stati Uniti, principale partner commerciale del Regno, il deflusso dei capitali esteri di provenienza dal Golfo Persico, la contrazione delle rimesse degli emigrati, lo stallo dei consumi interni, hanno determinato una caduta del PIL che a giugno di quest’anno si è attestato ad un +3%, in linea peraltro con le previsioni del FMI, di molto al di sotto del +8,6% segnato nello stesso periodo del 2008.
Una più attenta analisi degli indicatori congiunturali riferiti al primo semestre 2009, pubblicati dalla Banca Centrale giordana, mostrano un più pronunciato calo del PIL nel secondo trimestre (+2,8%) rispetto al primo (+3,2%), che farebbero rivedere, a meno di un’inversione di tendenza nella seconda parte dell’anno, in senso più pessimistico le previsioni del FMI.
Mentre alcuni settori hanno evidenziato segni negativi altri invece hanno continuato la loro crescita, anche se in maniera meno marcata rispetto all’anno precedente. Tra questi ultimi il settore agricolo (+14%) seguito dal settore delle costruzioni (+13,2%) e da quello manifatturiero (+3%); i settori che hanno invece segnato un tasso negativo sono stati il minerario, cioè estrazione e commercio di fosfati e potassio, diminuito del 9,6% a seguito del calo della domanda e dei prezzi sui mercati internazionali, i servizi privati -2,3% con i servizi finanziari e assicurativi diminuiti in misura minore -1,6% .