La Giordania è annoverata dall’OCSE tra i paesi a reddito medio - basso. La sua popolazione di circa 5,7 milioni di abitanti ha un reddito medio pro-capite di circa 2.700 dollari. Il Paese è scarso di materie prime, se si escludono potassio e fosfati, privo di risorse energetiche e soffre per la scarsità di acqua. Il tessuto industriale è ancora poco sviluppato. Le aree coltivabili sono limitate. La popolazione è per l’80% concentrata nei centri urbani ed è per il 38% al di sotto dei 14 anni;
nonostante il suo tasso di crescita demografica si sia ridotto in questi ultimi anni, si prevede si raggiungeranno i 7 milioni di abitanti entro il 2015.
In tale contesto, aggravato dall’instabilità dell’area, l’economia giordana è riuscita a mantenere una robusta e costante crescita dal 2001, sintomatica di una capacità di sfruttare circostanze favorevoli quali una condizione di stabilità politica ed economica unica nell’area, una politica economica fortemente riformista ed aperta agli investimenti esteri e agli scambi, un buon livello dei servizi essenziali (telefonia, comunicazioni, vivibilità urbana ecc), la disponibilità di personale qualificato grazie all’elevato livello medio dell’istruzione universitaria, la sua capacità di porsi come “trampolino” per gli USA (grazie all’accordo di libero scambio) e l’Iraq.
Questi dati di fatto hanno consentito alla Giordania, malgrado le limitate dimensioni del suo mercato interno, di proporsi con sempre maggior convinzione come un “hub” regionale per l’intera regione del Medio Oriente e Nord Africa, e di attrarre ingenti investimenti esteri e tra i più alti flussi di trasferimenti unilaterali sotto forma di rimesse degli emigrati e di Aiuto Pubblico allo Sviluppo.
La crisi finanziaria in atto avrebbe prodotto solo marginalmente riflessi negativi sull’economia giordana, che, secondo i dati resi noti nel corso dell’ultima missione del marzo scorso degli esperti del FMI e della Banca Mondiale prevista dalle Consultazioni ex art IV, anche nel 2008 avrebbe confermato l’andamento positivo del proprio ciclo congiunturale.