L’Iran, tra i Paesi più popolosi del Medio oriente (circa 70 milioni di abitanti), secondo produttore petrolifero OPEC con circa il 10% delle riserve mondiali di greggio, secondo Paese al mondo per riserve di gas naturale e terzo per riserve di petrolio, ha fatto registrare dal 2000 ad oggi tassi medi di crescita del PIL intorno al 4,5% (nel 2006/2007 la crescita è stata del 6,2 % e nel 2007-2008 del 6,6 %). Negli ultimi anni l’economia iraniana è stata fortemente influenzata dall’andamento del prezzo del greggio, principale voce dell’esportazione (circa l’80% del valore totale) nonché la maggiore fonte di finanziamento del fabbisogno pubblico.
Nell’ultimo decennio, il contributo dell’industria petrolifera alla formazione del PIL si è situato mediamente intorno al 15 %.
Lo sviluppo economico è stato trainato dal sensibile aumento delle entrate petrolifere e del gasn che ha consentito una politica fiscale e monetaria espansiva con effetti moltiplicatori sul livello dei consumi e degli investimenti.
I drammatici avvenimenti che hanno fatto seguito alle elezioni presidenziali del giugno scorso e l’incertezza del quadro politico che ne è seguito hanno reso più difficile formulare previsioni sulle prospettive di sviluppo dell’economia iraniana. Le valutazioni che seguono prescindono pertanto dalle incertezze intervenute negli ultimi mesi.
Le previsioni di molti istituti internazionali per l’anno in corso avevano evidenziato un quadro problematico: la diminuzione del prezzo del petrolio (seppur in ripresa negli ultimi mesi) non accompagnata dalla parallela riduzione della spesa pubblica potrà determinare il primo deficit di bilancio dal 2001. La capacità della Banca Centrale di gestire la politica monetaria è limitata dalle interferenze politiche (basti pensare che i tassi di interesse sono al 12 % a fronte di un’inflazione annua superiore al 25 %). La scarsa indipendenza della Banca Centrale rappresenta un serio ostacolo per una sana gestione dell’economia del Paese.
Nei mesi scorsi era stata avviata la prima privatizzazione di una Banca iraniana. Il 5 % delle azioni della Banca Mellat (seconda Banca del Paese con una quota di mercato pari al 15 %) è stato offerto al mercato in due tranches, mentre un ulteriore 20 % del capitale verrà offerto al pubblico entro l’anno. Il piano preannunciato dalle autorità prevede la cessione a medio termine a privati dell’80 % del capitale della Banca, sebbene rimangono molti dubbi che alla fine del percorso potrà nascere un’istituzione davvero privata.
Gli analisti internazionali sottolineano ripetutamente la necessità di promuovere riforme economiche in grado di contenere le spinte inflazionistiche, ridurre il livello della spesa pubblica e favorire l’apprezzamento nominale del tasso di cambio. Le riforme fiscali sono necessarie, oltre che per consentire la sostenibilità del sistema nel medio periodo, anche per aumentare la capacità del Paese di far fronte al calo del prezzo del petrolio.