Il quadro macroeconomico dello Yemen si struttura intorno a due dati essenziali: è il Paese più popoloso della penisola arabica (23,1 milioni di abitanti nel 2008) ed è al contempo il più povero (PIL pro capite annuo 2.290$ a Parità di Potere d’acquisto, dati Economist Intelligence Unit febbraio 2009
L’economia del paese è dominata dal petrolio, che nel 2008 ha coperto circa l’88% delle esportazioni e ha rappresentato il 34% del PIL. La produzione del petrolio è in diminuzione dal 2000 e, in assenza di ulteriori auspicati ritrovamenti, le attuali riserve potrebbero esaurirsi nel corso del prossimo decennio.
Le tensioni politiche e sociali nel Paese costringono il governo a muoversi molto lentamente nell’attuazione delle necessarie riforme fiscali (in particolare la riduzione dei sussidi sui carburanti), nel timore di sommosse popolari. Il governo yemenita sta cercando di massimizzare lo sfruttamento delle restanti riserve di idrocarburi accelerando le procedure per le nuove esplorazioni di petrolio e gas, ed offrendo più generose condizioni contrattuali alle compagnie petrolifere internazionali. A più lungo termine, la strategia governativa è incentrata sulla promozione dello sviluppo del settore non petrolifero.
Nel 2009 il governo, per incoraggiare il settore privato locale e attirare gli investitori stranieri, prevede di rafforzare il settore finanziario ed il sistema creditizio, aumentando il numero di banche che offrono servizi di microfinanza. Sono inoltre previste misure per la modernizzazione dei tribunali commerciali locali e la revisione della legge che regola gli investimenti. Per la realizzazione di tali programmi il Governo yemenita conta sul sostegno dei donatori internazionali, che nel corso della Conferenza di Londra del 2006 hanno promesso allo Yemen oltre 5 miliardi di dollari per periodo 2007-10, destinati al finanziamento dei progetti descritti nel piano governativo quinquennale di sviluppo per la riduzione della povertà.
Nonostante tali aiuti, il miglioramento del “business environment” non può non passare attraverso l’incremento della fiducia dei potenziali investitori (conseguibile mediante la riduzione del rischio di instabilità’ politica e di sicurezza) ed il superamento del problema della limitata disponibilità una forza lavoro poco qualificata. Secondo i dati disponibili, la maggior parte della forza lavoro è occupata in agricoltura, pesca e nel settore dei servizi. Il tasso di disoccupazione nel 2006 era del 16,5% (FMI); secondo fonti governative attualmente il 44% dei diplomati e il 54% dei laureati risulterebbero disoccupati.